“Un ambiente sereno che abbiamo creato tra i ragazzi e in cui loro si riconoscono e stanno bene” – Marco Corradini

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Questa settimana il nostro viaggio nel mondo amaranto si ferma sui nostri ESORDIENTI A9 UNDER 13, gruppo particolarmente numeroso seguito da MARCO CORRADINI, ANDREA CASTALDI, LAPO NICOLOSI e NICCOLO’ PELUCCHINI. Scambiando quattro chiacchiere con il primo abbiamo cercato di conoscere meglio questi ragazzi, capire come si stanno avvicinando al calcio dei ‘grandi’ (da settembre inizieranno a giocare a undici) e come questo gruppo di lavoro ha cercato di formarne tecnica e carattere.

Naturalmente, come ricorda MARCO, pur rispondendo lui è come se lo facesse a nomi anche dei suoi collaboratori perché «… sono tre colleghi fantastici sia per preparazione delle proposte che portiamo all’allenamento sia per il proprio comportamento e atteggiamento, mai fuori dalle righe. Insomma, sono spalle importanti su cui posso fare sempre affidamento a occhi chiusi!».

Dopo sei mesi di stagione quanto vi ritenete soddisfatti?

«Secondo me il lasso temporale va un po’ allargato con i ragazzi del 2013. Abbiamo iniziato un percorso due stagioni fa, quindi questa è la metà della terza stagione e il bilancio attuale non può che essere positivo, se non addirittura ottimo da un certo punto di vista. Siamo partiti con poco più di 20 ragazzi classe 2013 con qualche ragazzo del 2014 aggregato e nel corso di questi anni non solo i numeri sono esponenzialmente aumentati, ma anche gli Esordienti 2014 hanno avuto modo di creare la loro categoria. E questo è il riflesso di un ambiente sereno che abbiamo creato tra i ragazzi e in cui loro si riconoscono e stanno bene, con delle regole ma pur sempre liberi di esprimersi e questo non può che essere fertilizzante importante per la loro crescita sia come calciatori, ma soprattutto come ragazzi. Siamo anche molto orgogliosi dei progressi tecnici che hanno fatto sia singolarmente che piano piano nel crescere anche come membri di una squadra. Abbiamo 38 ragazzi, ognuno con le proprie qualità ed è proprio l’importanza della diversità che ci teniamo a sottolineare, facendogli capire che ciascuno di loro può mettere a disposizione le proprie caratteristiche durante tutto il gioco».

Quali sono le domande più frequenti che ti sei sentito fare?

«I ragazzi sono pieni di domande e curiosità, vogliono conoscere e imparare, probabilmente quelle più frequenti sono di provare a giocare in ruoli diversi. Spesso, a seconda di come sta andando una partita, chi magari fino ad allora ha segnato di meno ti chiede di poter entrare nell’ultimo tempo come attaccante e dare sfogo così alla propria creatività e voglia di segnare».

Vi è mai capitato di dover placare qualche battibecco?

«La forte volontà nostra, come dicevo prima, è stata quella di creare un ambiente di apprendimento e gioco sereno e questo ci ha permesso nel tempo di arrivare a situazioni sempre meno frequenti di battibecco, per non dire inesistenti, e basta un minimo intervento nostro per tornare fedeli alle regole che gli stessi bambini insieme a noi istruttori hanno definito. Anzi questo li aiuta gli uni gli altri a farle rispettare. Spesso infatti sono loro stessi a dire ad un compagno “Ehi, stai violando una regola” e questo ne fa un gruppo molto unito e partecipe».

La squadra più tifata nello spogliatoio?

«Con 38 ragazzi le squadre tifate sono tante, dalla Fiorentina, che probabilmente è quella più seguita, a Juventus e, Inter, ma anche Empoli, ci sono pure un paio di tifosi della Roma. Anche questo è bello perché attraverso il calcio dei grandi ci prendiamo magari un po’ in giro con piccoli sfotto tra istruttori e ragazzi e questo rafforza l’armonia e il legame all’interno del gruppo».

Dai un voto alle qualità tecniche del gruppo… E uno al comportamento

«Dare un voto non è mai facile, però a livello di comportamento do un bel 9 e dal punto di vista delle qualità tecniche un 9 e mezzo, che tiene contro della crescita individuale di ognuno dei ragazzi, che sono tutti migliorati ognuno rispettando chiaramente i loro tempi di crescita. Non ho dato 10 semplicemente perché sotto ogni aspetto si può sempre migliorare, c’è sempre qualcosa da imparare».

Quando segnano i vostri ragazzi hanno esultanze spontanee o tendono ad imitare magari i loro idoli?

«Esultano nei modi più svariati, ogni tanto se le promettono a vicenda andando a cercare un compagno in particolare da abbracciare o pianificando di esultare insieme chiunque dei due faccia gol. Poi c’è chi imita i campioni della Serie A come un ragazzo che esulta come Di Marco perché è tifoso interista o chi lo fa alla maniera di Vlahovic perché juventino. L’unica cosa a cui stiamo attenti è che qualsiasi tipo di esultanza sia sempre rispettosa nei confronti degli avversari e del pubblico». 

Senza fare i nomi, quanti ragazzi vedi pronti per il salto ad 11 e magari per un campionato regionale?

«Già in questa stagione diversi ragazzi hanno preso parte ad allenamenti o partite con gli Under 14 e dato che ho visto personalmente quasi tutti gli impegni posso dire che tutti sono pronti per andare a giocare a undici e sono sicuro che nei mesi che mancano a fine stagione continueranno a prepararsi al meglio. Per chi invece può ambire ai regionali, onestamente aspettiamo a dirlo almeno a metà del prossimo anno, lasciando loro il tempo di continuare a crescere sotto ogni punto di vista, ma sono ragazzi bravi calcisticamente ma soprattutto hanno passione, tenacia ed ardore che gli spinge a migliorarsi quotidianamente e questo è importante per il loro approccio tanto allo sport quanto alla scuola o alla vita di tutti giorni. Insomma se dovessi metterei una mano sul fuoco per loro ce la metterei tranquillamente perché non avrei paura di bruciarmi».

Ti è mai capitato che qualche bambino non sia stato mandato all’allenamento perché non andava bene a scuola?

«Fortunatamente no, i bambini devono imparare ad organizzare i loro impegni affinché riescano a coltivare sia la formazione scolastica che lo sport che non deve essere tralasciato mai, figuriamoci alla loro età. Questo per cercare di evitare che in futuro possano magari abbandonare lo sport perché non riescano ad organizzare al meglio le proprie giornate. Finora c’è sempre un’alta partecipazione agli allenamenti, se non addirittura completa, e ciò ci rende contenti sia per la possibilità di portare in campo proposte sempre migliori, sia perché permette ai ragazzi di sviluppare al meglio il loro bagaglio di amicizie, valorizzando la cura dei rapporti sociali e personali».

Che rapporto hai con il gruppo, sei più da ‘bastone’ o da ‘carota’? C’è qualche bell’aneddoto da raccontare?

«Forse un po’ più da bastone, nel senso che mi fa un po’ arrabbiare il non rispetto di quelle regole che come dicevo prima abbiamo condiviso con i ragazzi, ma quando succede diventa un punto su cui ragioniamo tutti insieme per dare importanza a quei valori su cui tutta la squadra si deve riconoscere. La cosa su cui abbiamo puntato maggiormente, però, è l’empatia con i ragazzi, qualunque cosa la condividiamo così che possano essere tutti partecipi e si riconoscano in quel contesto. Come istruttore ho piena stima ed orgoglio nei loro confronti e allo stesso tempo mi sento stimato e, perché no, anche un punto di riferimento a cui chiedere supporto nei momenti di difficoltà. Pere quanto riguarda l’aneddoto mi viene in mente un torneo a fine della scorsa stagione a Tavola, quando a fine primo tempo perdevamo 5-0 e solo guardandoci negli occhi con un paio di parole di incoraggiamento, i ragazzi furono bravi a rientrare in campo e ha pareggiare 5-5. Sono situazioni che ti formano e ti creano senz’altro dei bei ricordi. Per il resto siamo soliti festeggiare ogni singolo traguardo raggiunto dai ragazzi con una pizza, che condividono tutti insieme. Concludo dicendo FORZA MONTELUPO!».